Descrizione
La Passeggiata del Gianicolo è la strada panoramica che sale sul colle sopra Trastevere, a 88 metri sul livello del mare: due viali di platani, un grande belvedere con Roma ai piedi e statue, busti e lapidi che ricordano il Risorgimento. È uno dei posti con la vista più bella sul centro storico, fino ai Colli Albani.
Ogni giorno, a mezzogiorno in punto, un cannone spara un colpo a salve dal piazzale. È un'abitudine che risale a Pio IX, che la introdusse nel 1847 per mettere d'accordo le campane di Roma, ognuna a suonare secondo l'ora del proprio sagrestano. Nei giorni più quieti il botto si sente fino all'Esquilino.
Il colle fu il teatro, nel 1849, dell'eroica difesa della Repubblica Romana contro i francesi chiamati da Pio IX. Dopo l'Unità divenne un grande parco pubblico e una specie di memoriale del Risorgimento.
Sul piazzale più alto c'è il monumento a Giuseppe Garibaldi a cavallo, inaugurato nel 1895. Poco più in là sua moglie Anita, a cavallo anche lei, galoppa con la pistola in pugno e il figlio neonato in braccio: sotto il monumento riposano le sue spoglie, dal 1932.
Lungo la strada che scende verso San Pietro, 84 mezzibusti di marmo ritraggono i garibaldini, dai Mille a chi resistette per settimane ai francesi, molto più numerosi e meglio armati. In molte lapidi i comuni e gli stati ricordano i loro caduti, da Palermo a Montevideo.
Sul belvedere, una balaustra riporta il testo intero della Costituzione della Repubblica Romana del 1849: è il Muro della Repubblica Romana, inaugurato nel 2011. All'estremità sud del colle, la Porta San Pancrazio ospita il museo della Repubblica Romana.
A nord c'è il Faro del Gianicolo, dono degli italiani di Buenos Aires per i cinquant'anni dell'Unità. Accanto cresce un ombù, l'albero argentino, di cui a Roma esistono solo altri due esemplari.
In fondo la strada scende a tornanti verso Sant'Onofrio, dove Torquato Tasso venne a morire. Nel convento passò gli ultimi mesi di vita; la sua quercia, colpita da un fulmine nel 1843 e danneggiata da un incendio nel 2011, è rimasta come ricordo. Leopardi la visitò all'inizio dell'Ottocento.
Da non perdere
• Il belvedere di piazzale Garibaldi.
• Il cannone di mezzogiorno.
• I monumenti a Garibaldi e ad Anita.
• Il Faro del Gianicolo.
Lo sapevi?
• Il Gianicolo, secondo la tradizione, prende il nome dal dio Giano, ma non è tra i sette colli di Roma.
• Nel 1904 il cannone arrivò qui da Castel Sant'Angelo, passando per qualche mese a Monte Mario.
Ogni giorno, a mezzogiorno in punto, un cannone spara un colpo a salve dal piazzale. È un'abitudine che risale a Pio IX, che la introdusse nel 1847 per mettere d'accordo le campane di Roma, ognuna a suonare secondo l'ora del proprio sagrestano. Nei giorni più quieti il botto si sente fino all'Esquilino.
Il colle fu il teatro, nel 1849, dell'eroica difesa della Repubblica Romana contro i francesi chiamati da Pio IX. Dopo l'Unità divenne un grande parco pubblico e una specie di memoriale del Risorgimento.
Sul piazzale più alto c'è il monumento a Giuseppe Garibaldi a cavallo, inaugurato nel 1895. Poco più in là sua moglie Anita, a cavallo anche lei, galoppa con la pistola in pugno e il figlio neonato in braccio: sotto il monumento riposano le sue spoglie, dal 1932.
Lungo la strada che scende verso San Pietro, 84 mezzibusti di marmo ritraggono i garibaldini, dai Mille a chi resistette per settimane ai francesi, molto più numerosi e meglio armati. In molte lapidi i comuni e gli stati ricordano i loro caduti, da Palermo a Montevideo.
Sul belvedere, una balaustra riporta il testo intero della Costituzione della Repubblica Romana del 1849: è il Muro della Repubblica Romana, inaugurato nel 2011. All'estremità sud del colle, la Porta San Pancrazio ospita il museo della Repubblica Romana.
A nord c'è il Faro del Gianicolo, dono degli italiani di Buenos Aires per i cinquant'anni dell'Unità. Accanto cresce un ombù, l'albero argentino, di cui a Roma esistono solo altri due esemplari.
In fondo la strada scende a tornanti verso Sant'Onofrio, dove Torquato Tasso venne a morire. Nel convento passò gli ultimi mesi di vita; la sua quercia, colpita da un fulmine nel 1843 e danneggiata da un incendio nel 2011, è rimasta come ricordo. Leopardi la visitò all'inizio dell'Ottocento.
Da non perdere
• Il belvedere di piazzale Garibaldi.
• Il cannone di mezzogiorno.
• I monumenti a Garibaldi e ad Anita.
• Il Faro del Gianicolo.
Lo sapevi?
• Il Gianicolo, secondo la tradizione, prende il nome dal dio Giano, ma non è tra i sette colli di Roma.
• Nel 1904 il cannone arrivò qui da Castel Sant'Angelo, passando per qualche mese a Monte Mario.