Descrizione
I Mercati di Traiano sono un grande complesso romano di mattoni sulle pendici del Quirinale, accanto ai Fori Imperiali. Dal 2007 ospitano il Museo dei Fori Imperiali, con pezzi originali e calchi per capire com'erano i monumenti intorno.
Si chiamano mercati, ma di mercato avevano poco. Il nome lo diedero gli archeologi che li riportarono alla luce tra il 1926 e il 1934, colpiti dalle file di botteghe. Poi qualcuno notò le scale: nessun carro carico di merci poteva arrivarci.
Il complesso nacque all'inizio del II secolo, insieme al Foro di Traiano, per sostenere il fianco del colle tagliato per fare spazio al Foro. Forse lo progettò Apollodoro di Damasco, l'architetto di Traiano. Si sviluppa su sei livelli e ne segue la curva.
Più che un centro commerciale doveva essere un centro polifunzionale, con uffici e archivi al servizio del Foro. Vi aveva sede il procuratore incaricato di gestire il complesso, citato in un'iscrizione.
Da non perdere la facciata del Grande Emiciclo, tutta di mattoni sagomati: lesene, finestre con frontoncini triangolari o arcuati, un disegno che molti artisti del Rinascimento ritrassero.
Poi la via Biberatica, la strada romana lastricata che corre a mezza costa tra gli edifici: si cammina ancora sulle sue lastre. Da qui una scalinata sale ai giardini e alle spalle del complesso, dove nel Duecento sorse la Torre delle Milizie.
Nella Grande Aula, coperta da sei volte a crociera, comincia il museo. Ogni Foro è raccontato da un pezzo significativo, e più su ci sono le sezioni dedicate ai Fori di Cesare e di Augusto, con frammenti ricomposti per restituire il volume degli edifici perduti.
Il museo ricompone i pezzi con frammenti originali, calchi e integrazioni modulari in pietra, secondo il principio della reversibilità: ogni aggiunta si può togliere senza danneggiare l'originale.
Anche il pavimento ha qualcosa da raccontare. All'aperto i Romani usavano l'opus spicatum, mattoni di taglio disposti a spina di pesce, spesso coperti da un mosaico nero di tessere di selce per rendere gli ambienti impermeabili.
Si chiamano mercati, ma di mercato avevano poco. Il nome lo diedero gli archeologi che li riportarono alla luce tra il 1926 e il 1934, colpiti dalle file di botteghe. Poi qualcuno notò le scale: nessun carro carico di merci poteva arrivarci.
Il complesso nacque all'inizio del II secolo, insieme al Foro di Traiano, per sostenere il fianco del colle tagliato per fare spazio al Foro. Forse lo progettò Apollodoro di Damasco, l'architetto di Traiano. Si sviluppa su sei livelli e ne segue la curva.
Più che un centro commerciale doveva essere un centro polifunzionale, con uffici e archivi al servizio del Foro. Vi aveva sede il procuratore incaricato di gestire il complesso, citato in un'iscrizione.
Da non perdere la facciata del Grande Emiciclo, tutta di mattoni sagomati: lesene, finestre con frontoncini triangolari o arcuati, un disegno che molti artisti del Rinascimento ritrassero.
Poi la via Biberatica, la strada romana lastricata che corre a mezza costa tra gli edifici: si cammina ancora sulle sue lastre. Da qui una scalinata sale ai giardini e alle spalle del complesso, dove nel Duecento sorse la Torre delle Milizie.
Nella Grande Aula, coperta da sei volte a crociera, comincia il museo. Ogni Foro è raccontato da un pezzo significativo, e più su ci sono le sezioni dedicate ai Fori di Cesare e di Augusto, con frammenti ricomposti per restituire il volume degli edifici perduti.
Il museo ricompone i pezzi con frammenti originali, calchi e integrazioni modulari in pietra, secondo il principio della reversibilità: ogni aggiunta si può togliere senza danneggiare l'originale.
Anche il pavimento ha qualcosa da raccontare. All'aperto i Romani usavano l'opus spicatum, mattoni di taglio disposti a spina di pesce, spesso coperti da un mosaico nero di tessere di selce per rendere gli ambienti impermeabili.