Domus Aurea

Domus Aurea

Via della Domus Aurea 1. (Apri Mappa)

Descrizione

La Domus Aurea, la «Casa d'oro» dell'imperatore Nerone, era una villa urbana enorme nel cuore di Roma, tra Palatino, Esquilino e Celio. Oggi se ne visita il padiglione sull'Oppio: stanze sotterranee con affreschi che hanno ispirato Raffaello e Michelangelo.

Nerone la fece costruire dopo il grande incendio del 64 d.C., prendendosi decine di ettari. Il nome viene dall'oro che brillava nelle decorazioni. Gli architetti Severo e Celere progettarono boschi, vigne e uno stagno artificiale, dove poi sorse il Colosseo. Più che un palazzo, era un paesaggio: sul modello delle ville sul mare della Campania.

Il padiglione sull'Oppio, la parte privata, ha circa 300 stanze ma nessuna camera da letto, né cucine né latrine: era una villa per le feste. Nelle sale rivestite di marmo, tra nicchie ed esedre, la luce del sole si concentrava o si disperdeva. Le grottesche sulle volte, con figure e decorazioni vegetali, hanno fatto scuola.

La sala ottagonale ha una cupola che, secondo Svetonio, ruotava giorno e notte: ma non è certo che fosse proprio questa. Una scoperta recente è la Sala della Sfinge, venuta alla luce nel 2019: una stanza a volta alta 4,5 metri, con affreschi del dio Pan, di pantere e di sfingi, rimasta sepolta per quasi duemila anni.

All'ingresso della villa, sulla Velia, stava una statua colossale di Nerone come dio Sole, alta circa 35 metri, con una corona di sette raggi: da lei il vicino Colosseo ha preso il nome. Il portico intorno allo stagno, secondo Svetonio, aveva tre file di colonne e misurava un miglio.

I romani detestavano questa reggia, fatta con i beni espropriati ai cittadini e con le statue tolte ai templi, anche a Delfi. Dopo la morte di Nerone, nel 68, i suoi successori la spogliarono e ci costruirono sopra. Marziale si lamentava che una sola casa occupasse un'intera città.

Vespasiano prosciugò lo stagno per costruirci l'Anfiteatro Flavio. Dopo un incendio nel 104, sul padiglione dell'Oppio furono costruite le Terme di Traiano, inaugurate nel 109. Paradossalmente fu la salvezza: la terra protesse gli affreschi dall'umidità.

Alla fine del Quattrocento un ragazzo cadde in una buca sul colle Oppio e si ritrovò in una grotta coperta di figure dipinte. Presto gli artisti si fecero calare con le corde: Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo scoprirono così la pittura antica, e quelle decorazioni presero il nome di grottesche.

Da non perdere
• Le grottesche.
• La sala ottagonale.
• La Sala della Sfinge.
• Le firme degli artisti.

Lo sapevi?
• Sui muri si leggono le firme di chi si calò nelle sale: da Domenico Ghirlandaio e Filippino Lippi a Casanova e al marchese de Sade.
• Nel 1980 la parte superstite è entrata, con il centro storico di Roma, nella lista dell'UNESCO.