Descrizione
Il Palazzo Barberini è la residenza barocca della famiglia di papa Urbano VIII, in via delle Quattro Fontane, a pochi passi da piazza Barberini. Dentro c'è una delle grandi pinacoteche di Roma, la Galleria Nazionale d'Arte Antica, con capolavori da Raffaello a Caravaggio.
Il palazzo è già un'opera d'arte. Lo iniziò Carlo Maderno nel 1625, ma dal 1629 il cantiere passò a Bernini, sempre con Borromini al fianco. La facciata si apre in tre piani di arcate, con colonne doriche, ioniche e corinzie.
Il pezzo forte della pittura è il soffitto del grande salone: il Trionfo della Divina Provvidenza, affrescato da Pietro da Cortona tra il 1632 e il 1639. La prospettiva dal basso verso l'alto è così potente che le figure sembrano uscire dalla volta.
Poi c'è il museo. Qui stanno la Fornarina di Raffaello e la Giuditta e Oloferne di Caravaggio, ma anche opere di Filippo Lippi, Tiziano, El Greco, Holbein, Guido Reni e Guercino.
Da vedere con attenzione sono le due scale: lo scalone quadrato di Bernini, nell'ala nord, e la scala elicoidale di Borromini, in quella sud. Due geni, nello stesso cantiere, che si rispondono a distanza e non si somigliano per niente.
I Barberini vivevano in grande. Nel palazzo c'era un teatro, inaugurato nel 1639, dove si mettevano in scena opere con scene e macchine ideate da Bernini. Il giardino, allora un vero parco all'italiana, ospitava perfino struzzi e cammelli.
Nel 1934 la storia prese una brutta piega. Un decreto permise agli eredi di vendere la collezione, circa 640 dipinti, in cambio di appena 16 quadri. Dürer, Caravaggio, Guercino e Poussin presero la via dell'estero. Lo scandalo fu tale da spingere a nuove leggi di tutela.
Lo Stato comprò il palazzo nel 1949, ma un circolo di ufficiali ne occupò le sale per decenni. Solo nel 2006 la galleria lo ebbe tutto: prima poteva esporre appena un quinto delle sue opere.
La galleria fu fondata nel 1895 con opere di collezioni private e del Monte di Pietà. Il palazzo ha una facciata di sette campate, e all'ingresso, sulla via, una cancellata con grandi telamoni scolpiti da Adamo Tadolini.
Da non perdere
• Il soffitto di Pietro da Cortona.
• La Fornarina di Raffaello.
• La Giuditta e Oloferne di Caravaggio.
• Le scale di Bernini e di Borromini.
Lo sapevi?
• Secondo la tradizione la Fornarina era Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere amata da Raffaello. Ma è tutt'altro che certo.
• Nel 1947, nei saloni del palazzo, nacque il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
Il palazzo è già un'opera d'arte. Lo iniziò Carlo Maderno nel 1625, ma dal 1629 il cantiere passò a Bernini, sempre con Borromini al fianco. La facciata si apre in tre piani di arcate, con colonne doriche, ioniche e corinzie.
Il pezzo forte della pittura è il soffitto del grande salone: il Trionfo della Divina Provvidenza, affrescato da Pietro da Cortona tra il 1632 e il 1639. La prospettiva dal basso verso l'alto è così potente che le figure sembrano uscire dalla volta.
Poi c'è il museo. Qui stanno la Fornarina di Raffaello e la Giuditta e Oloferne di Caravaggio, ma anche opere di Filippo Lippi, Tiziano, El Greco, Holbein, Guido Reni e Guercino.
Da vedere con attenzione sono le due scale: lo scalone quadrato di Bernini, nell'ala nord, e la scala elicoidale di Borromini, in quella sud. Due geni, nello stesso cantiere, che si rispondono a distanza e non si somigliano per niente.
I Barberini vivevano in grande. Nel palazzo c'era un teatro, inaugurato nel 1639, dove si mettevano in scena opere con scene e macchine ideate da Bernini. Il giardino, allora un vero parco all'italiana, ospitava perfino struzzi e cammelli.
Nel 1934 la storia prese una brutta piega. Un decreto permise agli eredi di vendere la collezione, circa 640 dipinti, in cambio di appena 16 quadri. Dürer, Caravaggio, Guercino e Poussin presero la via dell'estero. Lo scandalo fu tale da spingere a nuove leggi di tutela.
Lo Stato comprò il palazzo nel 1949, ma un circolo di ufficiali ne occupò le sale per decenni. Solo nel 2006 la galleria lo ebbe tutto: prima poteva esporre appena un quinto delle sue opere.
La galleria fu fondata nel 1895 con opere di collezioni private e del Monte di Pietà. Il palazzo ha una facciata di sette campate, e all'ingresso, sulla via, una cancellata con grandi telamoni scolpiti da Adamo Tadolini.
Da non perdere
• Il soffitto di Pietro da Cortona.
• La Fornarina di Raffaello.
• La Giuditta e Oloferne di Caravaggio.
• Le scale di Bernini e di Borromini.
Lo sapevi?
• Secondo la tradizione la Fornarina era Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere amata da Raffaello. Ma è tutt'altro che certo.
• Nel 1947, nei saloni del palazzo, nacque il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.