Descrizione
La Fontana di Trevi è la più grande fontana barocca di Roma: una facciata di palazzo trasformata in una scena di mare, con un dio che avanza tra rocce e cavalli alati, nel rione Trevi. Si trova in una piazzetta così stretta che ne scopri l'immensità all'improvviso.
Il tema è il mare. Al centro della grande nicchia incorniciata da colonne c'è Oceano, in piedi su un cocchio a forma di conchiglia. I due cavalli alati che lo trascinano hanno un soprannome: quello a sinistra è il «cavallo agitato», l'altro il «cavallo placido», come il mare nei suoi due umori.
Nelle due nicchie ai lati stanno la Salubrità e l'Abbondanza, quest'ultima con il corno colmo di frutti e monete. Sopra, due rilievi raccontano da dove viene l'acqua: Agrippa che approva l'acquedotto e la fanciulla che indica ai soldati la sorgente. È la leggenda che dà il nome all'acqua Vergine, la stessa che arriva ancora oggi.
In alto, quattro colonne corinzie reggono il piano superiore, con quattro statue allegoriche dei frutti della terra e dei giardini, e al centro lo stemma di Clemente XII sorretto da due figure della Fama. Il tutto richiama un arco di trionfo romano.
Intorno la scogliera di travertino è un giardino scolpito: una pianta di cappero, un fico selvatico, un fico d'India, un carciofo, edera, canne di lago, una vite con i grappoli. Tra le foglie si nascondono una lumaca e una lucertola. Vale la pena guardarla da vicino prima di cercare un posto sul bordo della vasca.
La fontana ha avuto una gestazione lunghissima. Bernini aveva cominciato i lavori per Urbano VIII, pagandoli in parte con una tassa sul vino che i romani detestavano, ma il cantiere si fermò quando i fondi finirono nella guerra contro Parma.
Nel 1731 Clemente XII bandì un concorso e vinse Nicola Salvi. Una parte dei soldi arrivò dal gioco del lotto, riportato in vita per l'occasione. I lavori cominciarono nel 1732 e durarono trent'anni: Salvi morì nel 1751, lo scultore Maini l'anno dopo, e la fontana fu inaugurata nel 1762, dopo che il papa l'aveva già «inaugurata» in anticipo.
Due secoli dopo, nella Dolce vita di Fellini, Anita Ekberg ci entrò in abito da sera chiamando Marcello Mastroianni a raggiungerla: è una delle scene più famose del cinema italiano. La tradizione vuole che chi lancia una monetina di spalle, a occhi chiusi, torni a Roma.
Da non perdere
• Oceano e i suoi cavalli.
• I due rilievi con la sorgente e Agrippa.
• La scogliera con le piante scolpite.
• Il vaso detto «Asso di coppe».
Lo sapevi?
• Il grande vaso detto «Asso di coppe», a sinistra, secondo un aneddoto accreditato servì a coprire la vista a un barbiere che criticava i lavori.
• L'acqua arriva dall'Acqua Vergine, l'acquedotto di Agrippa attivo da più di duemila anni.
• L'usanza della monetina lanciata di spalle si attribuisce all'archeologo tedesco Wolfgang Helbig.
• Le monete raccolte, migliaia di euro al giorno, vanno alla Caritas di Roma.
Il tema è il mare. Al centro della grande nicchia incorniciata da colonne c'è Oceano, in piedi su un cocchio a forma di conchiglia. I due cavalli alati che lo trascinano hanno un soprannome: quello a sinistra è il «cavallo agitato», l'altro il «cavallo placido», come il mare nei suoi due umori.
Nelle due nicchie ai lati stanno la Salubrità e l'Abbondanza, quest'ultima con il corno colmo di frutti e monete. Sopra, due rilievi raccontano da dove viene l'acqua: Agrippa che approva l'acquedotto e la fanciulla che indica ai soldati la sorgente. È la leggenda che dà il nome all'acqua Vergine, la stessa che arriva ancora oggi.
In alto, quattro colonne corinzie reggono il piano superiore, con quattro statue allegoriche dei frutti della terra e dei giardini, e al centro lo stemma di Clemente XII sorretto da due figure della Fama. Il tutto richiama un arco di trionfo romano.
Intorno la scogliera di travertino è un giardino scolpito: una pianta di cappero, un fico selvatico, un fico d'India, un carciofo, edera, canne di lago, una vite con i grappoli. Tra le foglie si nascondono una lumaca e una lucertola. Vale la pena guardarla da vicino prima di cercare un posto sul bordo della vasca.
La fontana ha avuto una gestazione lunghissima. Bernini aveva cominciato i lavori per Urbano VIII, pagandoli in parte con una tassa sul vino che i romani detestavano, ma il cantiere si fermò quando i fondi finirono nella guerra contro Parma.
Nel 1731 Clemente XII bandì un concorso e vinse Nicola Salvi. Una parte dei soldi arrivò dal gioco del lotto, riportato in vita per l'occasione. I lavori cominciarono nel 1732 e durarono trent'anni: Salvi morì nel 1751, lo scultore Maini l'anno dopo, e la fontana fu inaugurata nel 1762, dopo che il papa l'aveva già «inaugurata» in anticipo.
Due secoli dopo, nella Dolce vita di Fellini, Anita Ekberg ci entrò in abito da sera chiamando Marcello Mastroianni a raggiungerla: è una delle scene più famose del cinema italiano. La tradizione vuole che chi lancia una monetina di spalle, a occhi chiusi, torni a Roma.
Da non perdere
• Oceano e i suoi cavalli.
• I due rilievi con la sorgente e Agrippa.
• La scogliera con le piante scolpite.
• Il vaso detto «Asso di coppe».
Lo sapevi?
• Il grande vaso detto «Asso di coppe», a sinistra, secondo un aneddoto accreditato servì a coprire la vista a un barbiere che criticava i lavori.
• L'acqua arriva dall'Acqua Vergine, l'acquedotto di Agrippa attivo da più di duemila anni.
• L'usanza della monetina lanciata di spalle si attribuisce all'archeologo tedesco Wolfgang Helbig.
• Le monete raccolte, migliaia di euro al giorno, vanno alla Caritas di Roma.