Descrizione
La basilica di San Pietro in Vincoli sorge sul colle Oppio, nel rione Monti, a Roma. È famosa per due cose: custodisce le catene di san Pietro e ospita la tomba di papa Giulio II con il Mosè di Michelangelo.
Il Mosè è seduto al centro del monumento, nel braccio destro del transetto, alto due metri e trentacinque. La barba scivola sul petto, il corpo si torce di scatto. Secondo la leggenda Michelangelo lo colpì sul ginocchio con il martello: «Perché non parli?».
Le corna sulla fronte nascono da un errore: Michelangelo lesse come corna quelle che nel testo ebraico dovevano essere raggi di luce. Venticinque anni dopo il completamento girò la testa della statua, forse per distogliere lo sguardo dalle catene.
Il Mosè è solo un pezzo di una tomba più piccola del sogno. Papa Giulio II nel 1505 aveva chiesto un monumento con più di quaranta statue. Il progetto fu cambiato sei volte, Michelangelo parlò di «tragedia della sepoltura», e alla fine le statue furono sette.
Poi ci sono le catene di san Pietro, sotto l'altare maggiore, in un reliquiario con portelle di bronzo dorato del 1477. Secondo la tradizione le catene portate da Gerusalemme, avvicinate a quelle della prigionia romana, si fusero insieme.
La chiesa fu voluta dall'imperatrice Eudossia, che la fece costruire dal 432: per questo si chiama anche basilica Eudossiana. Fu consacrata nel 439. Dentro, venti colonne doriche in marmo greco dividono lo spazio in tre navate.
Sul soffitto spicca l'affresco di Giovanni Battista Parodi del 1706, con il miracolo delle catene. Vicino all'ingresso c'è la tomba dei pittori fiorentini Antonio e Piero del Pollaiolo.
Nella cripta sotto l'altare si conserva il sarcofago dei sette fratelli Maccabei, martirizzati nel II secolo a.C. e venerati anche dai cristiani. Fu ritrovato nel 1876 durante i lavori al presbiterio.
Il Mosè è seduto al centro del monumento, nel braccio destro del transetto, alto due metri e trentacinque. La barba scivola sul petto, il corpo si torce di scatto. Secondo la leggenda Michelangelo lo colpì sul ginocchio con il martello: «Perché non parli?».
Le corna sulla fronte nascono da un errore: Michelangelo lesse come corna quelle che nel testo ebraico dovevano essere raggi di luce. Venticinque anni dopo il completamento girò la testa della statua, forse per distogliere lo sguardo dalle catene.
Il Mosè è solo un pezzo di una tomba più piccola del sogno. Papa Giulio II nel 1505 aveva chiesto un monumento con più di quaranta statue. Il progetto fu cambiato sei volte, Michelangelo parlò di «tragedia della sepoltura», e alla fine le statue furono sette.
Poi ci sono le catene di san Pietro, sotto l'altare maggiore, in un reliquiario con portelle di bronzo dorato del 1477. Secondo la tradizione le catene portate da Gerusalemme, avvicinate a quelle della prigionia romana, si fusero insieme.
La chiesa fu voluta dall'imperatrice Eudossia, che la fece costruire dal 432: per questo si chiama anche basilica Eudossiana. Fu consacrata nel 439. Dentro, venti colonne doriche in marmo greco dividono lo spazio in tre navate.
Sul soffitto spicca l'affresco di Giovanni Battista Parodi del 1706, con il miracolo delle catene. Vicino all'ingresso c'è la tomba dei pittori fiorentini Antonio e Piero del Pollaiolo.
Nella cripta sotto l'altare si conserva il sarcofago dei sette fratelli Maccabei, martirizzati nel II secolo a.C. e venerati anche dai cristiani. Fu ritrovato nel 1876 durante i lavori al presbiterio.